uno sguardo dal palcoscenico
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TRE SULL’ALTALENA di Luigi Lunari

locandina

uno sguardo dal palcoscenico Scheda spettacolo uno sguardo dal palcoscenico Foto tour estivo 2009 uno sguardo dal palcoscenico Foto spettacolo Varazze 01/08/09

Cosa succede quando tre uomini completamente diversi tra loro si ritrovano nello stesso ufficio, per motivi differenti, decisamente di fretta e con un esercitazione anti-inquinamento che incombe? Di tutte le pieghe che potrebbe prendere una simile situazione, Tre sull’altalena di Luigi Lunari racconta la più paradossale e, se vogliamo, dissacrante. È pomeriggio inoltrato quando il commendator Trimarchi entra in un ufficio deserto al settimo piano di un palazzo come tanti, convinto di trovarvi una certa Annalisa. Sfortunatamente per lui, invece, viene raggiunto dal capitano Bigongiari, certo di essere nell’ufficio di un ragioniere. Nei due nasce spontanea la domanda: sarà veramente l’indirizzo giusto? Lo strano caso viene ulteriormente complicato dalla comparsa del professor Sapponaro, lì per ritirare un manoscritto ed evidentemente sicuro di trovarsi nell’ufficio di un editore. Poiché nessuno dei personaggi attesi dai tre uomini intende comparire per risolvere il mistero, i tre decidono di controllare l’esattezza degli indirizzi, scoprendo così un fatto molto strano: gli indirizzi sono giusti, anzi, giustissimi ma, fatto ancora più strano, nessuno può uscire se non dalla porta da cui è entrato. Questo, unito a particolari inquietanti, come una guida telefonica di Singapore, una Bibbia, un telefono che può solo ricevere ed un frigo-bar che accontenta ogni desiderio, non fa che rendere sempre più fragili i nervi dell’irascibile Sapponaro e del suscettibile Trimarchi. Soltanto il capitano Bigongiari ostenta una calma che non è affatto apparente. Nessuno osa abbandonare l’edificio nel timore di perdere l’appuntamento e a causa di strani eventi meteorologici, si trovano costretti a trascorrere assieme la nottata, sorpresi fuori casa dall’allarme anti-inquinamento. Il povero commendator Trimarchi vive la situazione come una crisi mistica, elaborando la teoria secondo la quale si troverebbero in un’anticamera dell’aldilà, in attesa di giudizio; il professor Sapponaro, invece, vive la circostanza come una crisi di nervi, alternando momenti in cui il filosofo che è in lui tenta di dare una spiegazione razionale al tutto a veri e propri scatti d’ira; il capitano Bigongiari, infine, guarda alla vicenda come ad un semplice intoppo nella tabella di marcia, arrivando a stuzzicare la pazienza altrui con barzellette dal triste esito e lugubri allusioni. Ecco, però, che l’arrivo di una misteriosa donna delle pulizie insinua il dubbio persino nell’animo dello stoico Bigongiari: sembra infatti che con le sue parole la donna confermi la tesi del commendator Trimarchi! È opinione comune che ciò che rende valido uno spettacolo è si una trama convincente, ma anche naturalezza negli attori che recitano e qualche espediente che rende partecipe il pubblico. Ebbene, questi tre ingredienti sono decisamente rispettati nella trasposizione messa in scena dalla compagnia “Uno sguardo dal palcoscenico”: nonostante le riduzioni apportate al testo originale, la trama conserva il suo spirito che diverte e fa riflettere. Gli attori, Luca D’Angelo, Luca Franchelli e Marco Bazzano, sono naturali al punto che lo spettatore si domanda se essi non siano veramente le tre povere vittime della vicenda. E si domanda anche se la misteriosa donna delle pulizie non sia una qualche figura celeste (o LA figura celeste…) scesa sulla terra per decidere delle loro sorti grazie alla sua interprete, Sonia Fraschetti, che con la serietà con cui proferisce le sue battute ambigue, sibilline, lapidarie ed angoscianti fa scemare nel pubblico ogni speranza per i tre tapini. La distinzione stessa tra pubblico e attore, platea e palco scenico scompare grazie ai tre ingressi, posti in sala anziché sulla scena. Tale disposizione obbliga lo spettatore a seguire gli spostamenti dei personaggi dal loro ingresso al loro tentativo di fuga e alla inquietante scoperta. In questo modo lo spettatore si sente parte dello spettacolo, come un’entità che osservi senza poter far nulla per aiutare. Un cenno particolare va fatto al “quinto attore”, ovvero il frigo-bar: esso è allo stesso tempo arredo scenico, magico elemento che esaudisce ogni richiesta (persino quella di una cioccolata calda!) e cenacolo da cui si spande una musica sacra quando viene aperto. Esso allevia la tensione ed ha l’importante funzione di far comprendere allo spettatore che ormai si è in una dimensione che trascende le regole della realtà conosciuta. Insomma, il giudizio e l’interpretazione della commedia sono a discrezione di ognuno, quel che è certo è che lo spettatore, una volta lasciata la sala, avrà cura di appurare che i luoghi dei suoi appuntamenti non nascondano qualche inquietante verità.

Roberta Veglio

 

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