
Torna a Spettacoli

cosė č (se vi pare) di
L. Pirandello
PROGRAMMA DI SALA
Così è (se vi pare) ovvero La stanza della tortura
L'intreccio di "Così è" ruota intorno allo sterile tentativo di un'intera comunità di provincia per chiarire chi sia il pazzo tra il signor Ponza e la signora Frola, sua suocera, in relazione all'identità della moglie di lui: figlia della signora Frola (come sostiene quest'ultima) o, al contrario. seconda moglie di Ponza (come asserisce lui stesso).
Pirandello si preoccupa di definire il quadro di un preciso contrasto di classi sociali: l'enigma del misterioso terzetto (Ponza, sua moglie, Frola) è prima di tutto il dramma di un povero subalterno, nuovo segretario di Prefettura, oggetto dell'interesse e della curiosità di un ceto egemone ozioso e crudele. Fin dall'inizio s'impone lo stacco fra la posizione dirigente del consigliere Agazzi (e dietro di lui di tutto un mondo di superiori gerarchici: il prefetto, il commissario) e la posizione subalterna del povero impiegato signor Ponza. Una contrapposizione, questa. che è ribadita insistentemente lungo l'intero arco dei testo, attraverso battute martellanti dei personaggi che ricordano, in ogni momento, la propria condizione di superiori.
E' proprio a partire da questa frattura fra individui alto borghesi e piccolo borghesi, tra superiori e inferiori, che si determina lo specifico drammatico di "Così è", configurantesi secondo il modulo del "dramma giudiziario". Il salotto borghese del consigliere Agazzi si trasforma in uno spazio ambiguo, sinistro, che sta tra l'aula dei tribunale e la camera di tortura, come ha ben visto Giovanni Macchia, il quale insiste a ragione su questa prospettiva di processo, di palcoscenico che diventa un "poliziesco luogo di tortura". Le parole chiave sono appunto interrogatorio, inquisizione, tormentare, supplizio, violenza, vessazione
La verità tuttavia non emerge. Pirandello costruisce tutto il dramma sullo schema del "giallo" ma nega da ultimo lo scioglimento canonico: non c'è chiave all'enigma, non c'è la vittoria dell'uno sull'altro dei due contendenti, non c'è risoluzione della tensione da parte dei "giudici" che non sono riusciti in nessun modo a pervenire ad una qualche conclusione, nemmeno indiziaria,
ipotetica. I personaggi piccolo borghesi, per tutti e tre gli atti, sono costantemente costretti sulla difensiva, asserragliati nel chiuso sistema dei loro rapporti "strani" ma, sia pure in extremis, riescono sempre ad evitare la resa dei conti. Schiacciati da una realtà che li opprime, si sono inventati una rete di fantasie e di "giochi" privati (la signora Ponza che è contemporaneamente la figlia della signora Frola e la seconda moglie del signor Ponza - come ciascuno dei due la crede - e per sé non è nessuna) intorno ai quali si arroccano impedendo all'avversario di dare scaccomatto.
Fatta nostra la chiave interpretativa sociologica (la persecuzione di un gruppo sull'altro), non potevamo non tener conto
dell'allestimento di "Così è" portato sulla scena nel 1972 dalla "Compagnia dei giovani", con la regia di
Giorgio De Lullo e l'interpretazione di Romolo Valli (Laudisi), Paolo Stoppa (Ponza), Rina
Morelli (Frola), Ferruccio De Ceresa (Agazzi), Elsa Albani (Amalia), Rossella Falk (signora
Ponza). La messinscena di Giorgio De Lullo occupa un posto capitale nel tentativo dì sottrarre
"Così è" all'ipoteca pesante del pirandellismo, cioè ad una lettura che tende a considerare quest'opera
(solo) come il manifesto della cosiddetta "filosofia" pirandelliana, (una visione del mondo fondata sul
reIativismo e sul paradosso di una verità che non può essere percepita, afferrata), di cui il
personaggio di Laudisi è il portavoce. Egli infatti sottolinea con enfasi l'inutilità degli sforzi degli
investigatori di venire a conoscere la verità: di fronte al loro sgomento, nei tre finali quasi identici
dei tre atti, Laudisi si fa in mezzo, lancia il suo ironico commento e sigilla l'atto con una forte
risata. De Lullo invece punta tutto sulla persecuzione di un gruppo sull'altro; il tnio dei coniugi Ponza e della signora Frola diventa rappresentativo dei diversi. oppressi e tormentati perché diversi (il regista attualizza bruscamente la portata esemplare della vicenda, ponendo al collo delle signore Frola e Ponza una medaglia in cui è
riconoscibile la stella di Davide). Essi soggiacciono alla violenza inquisitoriale della comunità perché sono una minoranza che non vuole integrarsi, che vuole mantenere una propria compattezza di gruppo.
Dal mondo degli oppressori, pur facendone formalmente parte, si autoemargina Laudisi, la coscienza infelice di questo ceto díngente. La sua partecipazione solidale nel confronti degli umili forza i limiti previsti dal testo. Nello spettacolo di De Lullo viene meno la terza risata. Arrivato all'ultimo atto, giunto alla visione traumatizzante dell'estrema crudeltà con cui i persecutori hanno sottoposto i tre poveri sventurati, il fine ragionatore non può più limitarsi ad un dissenso affidato unicamente alle parole e alla risata. Dopo un attimo di silenzio il Laudisi di Valli. che non ride più, imbocca lo stesso corridoio da cui sono usciti Ponza, sua moglie e Frola ed esce di scena. Forse non va necessariamente a raggiungere i tre disgraziati, ma certamente opera una separazione più netta tra sé e il resto della comunità: evade in definitiva dal salotto borghese, lo nega e lo respinge.
La messinscena di De Lullo è diventata, per la nostra compagnia, un punto di riferimento, di studio e di confronto. Ci siamo accostati ad essa con ammirazione e grande rispetto, cercando di proporla. per quanto possibile, con cura quasi filologica e al tempo stesso con tre varianti principali. La prima rappresentata dall'eliminazione di tre personaggi di secondo piano, quali il cameriere di casa Agazzi (Ponza e Frola appaiono all'improvviso senza farsi annunciare), la signora Nenni (buona parte delle sue battute sono passate alla signora Cini) e il commissario Centuri (alcune battute trasferite a Sirelli); la seconda - più significativa - costituita dall'aggiunta di una specie di ouverture che, tramite una breve azione scenica, sintetizza lo svolgimento e i temi dello spettacolo; la terza relativa ad una maggiore accentuazione del luogo scenico come stanza indefinita, una sorte di bunker sotterraneo (con il conseguente totale abbandono del salotto) e ad una marcata interazione tra palcoscenico e platea: non a caso l'unico arredo dell'uno sono le stesse poltrone
dell'altra.
CAST
(in ordine di apparizione)
Lamberto Laudisi : Luca Franchelli
La
Signora Frola : Marina Boero
Il
Signor Ponza : Elio Berti
La
Signora Ponza : Valentina Ferraro
Il
consigliere Agazzi : Luca D'Angelo
La
Signora Amalia , sua moglie : Sonia Fraschetti
Dina
, loro figlia : Chiara Grata
La
Signora Sirelli : Carla Marcelli
Il
Signor Sirelli : Marco Bazzano
Il
Signor Prefetto : Pierangelo Salerno
La
Signora Cini : Riccarda Realini
Adattamento, scene e regia: Silvio Eíraldi
Assistente alla regia : Federico De
Marchi
Pittore scenografo : Sandro Marchetti
_________________________________________________________________________________
| | | | |